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Senzaudio | Gli altri fanno volume. Recensione di Gianluigi Bodi

Nel corso del 2020, prima che…beh…prima…, una nuova casa editrice ha visto la luce. Si chiama pièdimosca, ha sede a Perugia e al momento, oltre alla rivista “settepagine” (che vi consiglio perché è fatta molto bene) hanno in catalogo i loro primi libri.


Lankenauta | Gli altri fanno volume

Gianluca Massimini di Lankenauta

Preceduto dalla frase di Ennio Flaiano “I giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.“, presa in prestito da Autobiografia del blu di Prussia e posta in esergo, questo agile, fulgido romanzo di Angelo Calvisi edito dalla giovane e intraprendente Pièdimosca Edizioni (Gli altri fanno volume, appunto) si presenta da subito con una soluzione narrativa che spiazza e incuriosisce il lettore: quella di parlare della vita di Paolo, il protagonista della vicenda, scegliendo solo sei giorni in tutto, sei giorni molto significativi, vuoi perché ritenuti esemplari, di un’età o di una condizione, o perché si rivelano dei momenti cruciali, delle tappe fondamentali, per cogliere l’essenza di un percorso.

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Lettore medio – Gli altri fanno volume

cover calvisiLa precarietà della mia condizione e del lavoro in generale era uno degli argomenti che toccavo con mio padre. Una volta, invece di tenersi sul vago come aveva fatto fino a quel momento, si era espresso con dei luoghi comuni di matrice neoliberista che in fondo non coincidevano con l’idea che mi ero fatto di lui.

Ci sono città che restano confinate sullo sfondo e città che diventano parte della storia. Genova, senza dubbio, fa parte della seconda categoria a prescindere dal romanzo nel quale viene inserita. Nel caso de “Gli altri fanno volume”, il nuovo romanzo di Angelo Calvisi (edito da Pièdimosca edizioni), la città cara a de André è parte integrante di un romanzo di formazione dalle tinte molto oscure.

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L’Eco del Nulla – recensione di Le cose inutili di Diletta Crudeli

L’anarchia delle cose

Su Le cose inutili di Carlo Sperduti tra Campari e gamberetti ribelli

 

Le cose inutili di Carlo Sperduti è una storia che ben si inserisce nella migliore e assai surreale tradizione sperdutiana, capace di architettare, in poco più di un centinaio di pagine, fraintendimenti, paradossi ed elucubrazioni – ovviamente, inutili. Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2015 per la casa editrice CaratteriMobili, è uscito questa primavera per la giovane pièdimosca, con alcune correzioni e lo slittamento temporale delle vicende narrate (adesso la narrazione ha inizio proprio nel 2015). È divertente notare, ma con Sperduti raramente qualcosa non lo è, che i cinque anni che separano le due edizioni potrebbero benissimo essere quelli vissuti allo sbando dal protagonista del libro, il tuttologo, milionario e ubriacone Vlado Merletti.

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Matilda – Quattro chiacchiere con pièdimosca edizioni

Nata nel 2019, la giovane casa editrice di Perugia spazia dai libri per bambini alla narrativa. Ho chiesto ai redattori Costanza Lindi, Elena Zuccaccia e Alessandro Mencarelli di raccontarci la loro quarantena e le loro prossime pubblicazioni.

 

Il piede di mosca è il segno tipografico (¶) che marca la divisione di un testo in capitoli, capoversi o paragrafi, dando respiro e ritmo all’impaginazione. Sotto questo simbolo, lo scorso anno, è nata a Perugia pièdimosca edizioni, che si occupa, tra le altre cose, di libri illustrati per adulti e bambini, fumetti e poesia. Di recente, nel pieno di un momento difficile per l’editoria, ha lanciato la sua collana di narrativa Ossa.

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L’eco del nulla. Una primavera senza libri. E poi? Testimonianza e idee per la ripartenza letteraria da una piccola editrice

Elena Zuccaccia

 

La situazione in cui stiamo vivendo non è purtroppo un pesce d’aprile. La pandemia che sta provando i primi mesi di questo 2020 si fa sentire, oltre che nella psiche e nella vita personale di tutti noi, anche attraverso le conseguenze economiche che porterà con sé e che già, in questo primo difficoltoso periodo, si intravedono. Sono una micro editrice indipendente, sono a casa, lavoro dal divano, mi guardo i piedi appoggiati sul termosifone. Queste mie piccole considerazioni vogliono essere uno spunto per stimolare una riflessione e una discussione collettiva, perché il discorso è sfaccettato, e sicuramente apre più spazio a questioni che a soluzioni, e perché, lo anticipo, penso che l’unica via attraverso cui il settore editoriale potrà uscire da questa condizione sia l’individuazione di una strategia condivisa da tutta la filiera.

Ho scritto lavoro perché sì, io, editore, posso lavorare. La tipografia che si occupa dei due romanzi che abbiamo in uscita lavora, a orari e personale ridotti, ma lavora. Però:

1. le librerie sono chiuse (dopo teatri e cinema, dal 12 marzo è toccato anche alle librerie);
2. le fiere di settore sono state (per forza di cose) annullate o spostate;
3. molte riviste culturali non parlano di libri fino alla fine della pandemia.

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