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METTIAMO UNA BOMBA DI TRIANGOLI NEL CASTELLO DEGLI UOMINI | intervista a Carlo Sperduti

un’intervista a Carlo Sperduti

curatore di Quaranta cose inesistenti, pièdimosca edizioni 2019

a cura di Costanza Raspa

¶  Come è nata l’idea di questo progetto?

La prima idea di scrittura collettiva con gli alunni della Scuola Primaria Borgo XX Giugno di Perugia risale a Il maggio dei libri 2018: ero stato invitato a parlare di un mio libro da poco pubblicato da Lavieri Edizioni, Filomena non era bugiarda. Alla fine di quell’incontro, molto entusiasmante, ci siamo ripromessi di scrivere qualcosa insieme e così è andata: all’inizio del successivo anno scolastico ci siamo rivisti e abbiamo dapprima lavorato a due racconti a 40 mani (2 classi, 20 autori per classe) e poi, incontrandoci a scuola un paio di volte al mese (ma lavorando anche a distanza) abbiamo ideato quello che sarebbe diventato Quaranta cose inesistenti, la cui stesura ci ha accompagnato fino a giugno, quando è iniziato il lavoro insieme a pièdimosca edizioni per la realizzazione del volume.

 

Com’è stato lavorare con “colleghi” di otto e nove anni? Quali sorprese e/o ostacoli hai incontrato?

È stato estremamente stimolante, soprattutto per il fatto che la sorpresa e l’ostacolo si sono trovati perlopiù a coincidere. Voglio dire che, per quanto io mi impegnassi a dimenticare ogni impostazione narrativa nota e collaudata, o almeno mi ritenessi pronto a imboccare anche altre vie, in veste di editor, le mie abitudini di lettore/autore adulto (uso il termine nel senso deteriore) tendevano sempre a “correggere” l’impostazione logica (quasi sempre altra) dei bambini. È stato quindi, per me, soprattutto un esercizio di resistenza alla mia stessa banalità di pensiero. Le sorprese dei bambini, cioè le loro soluzioni logico-narrative spesso ai limiti del dadaismo, sono state le cose a cui ho tentato invece di non resistere.

 

¶  I bambini erano coscienti del loro ruolo di autori? Avete parlato di cosa significa essere scrittori? Come hanno immaginato il lavoro di scrittore?

Molto spesso mi sono trovato a parlare con i bambini di come funziona un racconto, dei vari parametri di cui di solito si tiene conto nella stesura di una storia e anche di tutto quel che riguarda un libro a livello tecnico e perfino distributivo e commerciale (per affrontare certi aspetti della questione ho invitato in classe, in uno degli ultimi incontri, Elena e Costanza di pièdimosca). Credo che in questi mesi di lavoro si sia creata una certa coscienza dei vari ruoli che entrano in gioco in ambito editoriale, e non solo di quello dell’autore. Naturalmente, non abbiamo avuto modo di approfondire ogni singola questione, ma sicuramente di chiarire alcuni punti fondamentali, con le inevitabili stupende digressioni a cui porta la vorace curiosità degli otto anni. Per quanto riguarda il lavoro dello scrittore, credo che a libro ultimato tutti si siano resi conto che bisogna armarsi di molta pazienza e non disperare se al quarto o quinto tentativo i risultati non sono ancora quelli sperati. Spero abbia preso forma un’immagine della scrittura come costante allenamento mentale.

 

¶  Hai individuato elementi in comune nei vari racconti?

Non pochi autori si sono considerati protagonisti della storia narrata, o almeno hanno coinvolto il proprio vissuto (famiglia, amicizie, luoghi, esperienze) nel racconto, anche in alcuni casi di storie in terza persona e di contenuti squisitamente fantastici o fantascientifici. Questa tendenza autobiografica, tuttavia, non costituisce una vera e propria costante, così come altre tendenze, per esempio quella a iniziare i racconti in prima persona con una presentazione.

Se dovessi dividere in due grandi gruppi i racconti di questo libro forse parlerei di strutture: da un parte ci sono racconti che imitano, ricalcano, parodiano o distorcono strutture classiche come quella della fiaba, dall’altra racconti che evitano ogni riferimento di questo tipo e hanno una struttura tutta loro, difficilmente inquadrabile. Insomma, qui i fratelli Grimm convivono con Daniil Charms ed Esopo va a braccetto con Lewis Carroll che si concede qualche parola in libertà… di elementi in comune tra i racconti ce ne sono, ma credo che la forza di questo libro stia più nella varietà che nell’unità.

 

¶  Raccontaci le varie fasi del lavoro.

Le regole del gioco sono state queste: ogni autore è stato invitato a creare nuove parole a partire da parole note, attraverso la sottrazione, l’aggiunta o la sostituzione di una lettera (da qui il malendario, l’orcologio, il puzzaiolo, la mungolfiera, il vizionario e così via…). Successivamente abbiamo scelto una sola parola per autore (quella che ci sembrava più stimolante ai fini dell’invenzione di una storia) per un totale di quaranta parole e, dopo averle trascritte tutte su dei cartoncini, le abbiamo mescolate e ognuno ha estratto a sorte quella che avrebbe costituito lo spunto iniziale per il suo racconto. In questo modo, gli autori dei racconti si sono trovati a lavorare su una parola inventata da qualcun altro, dandone un’interpretazione che non necessariamente coincideva con quella degli inventori delle parole. Da questo punto in poi, ogni racconto ha seguito la sua strada autonomamente, con i modi e i tempi di ciascun autore, e io ho ricoperto il ruolo di editor dei testi, con le difficoltà/sorprese a cui ho accennato.

 

¶  Quale racconto è stato più significativo? (anche più di uno)

Almeno cinque di questi racconti potrebbero definirsi “i miei preferiti”, per l’idea di base, per i contenuti, per il modo in cui sono stati scritti e per alcune trovate davvero geniali, ma non rivelerò mai quali!

Voglio riportare, però, decontestualizzandoli, alcuni passi sorprendenti, di cui il libro è generoso:

«Vi presento il mio ascensore: è abbastanza grande però non è del mio colore preferito, cioè il giallo, ha otto tasti e una campanella con un bottone che non avevo mai provato e non avrei mai voluto provare.»

«L’estate scorsa, mentre ero in ferie a Parigi, squillò il telefono. Era il professor Brilli, responsabile della mia astronave, che voleva informarmi di un grande problema: una costellazione di meteore viventi infuocate stava attaccando il pianeta Nevender. Mi chiese di rientrare subito alla base. Sfortunatamente, la mia vacanza a Parigi era finita.»

«Il mio toast preferito è il “gommoso”. Si chiama così perché mentre lo mangi ti sembra di masticare una gomma e se vuoi puoi anche fare dei palloncini (no grazie, mi rispondono in molti).»

«Gli articoli avevano cambiato nome per non farsi riconoscere da nessuno e poter andare all’estero da soli. (…) Credevano di poter andare nei musei, al luna park, a vedere sculture e vecchie bici.»

«Mettiamo una bomba di triangoli nel castello degli uomini.»

 

¶  Quale lavoro è stato fatto con le illustrazioni?

Questo è un aspetto molto interessante del libro. Durante la stesura dei racconti alcuni bambini hanno spontaneamente prodotto delle illustrazioni, e in qualche caso, addirittura, le illustrazioni sono state concepite come parte integrante della narrazione. In ogni caso, di comune accordo con la maestra Lucia Cetra, che ha lavorato al mio fianco per l’intera durata del progetto, da un certo punto in poi abbiamo chiesto a ogni autore di illustrare il suo racconto. I disegni si sono così moltiplicati: più di qualcuno ha portato in classe due o tre illustrazioni. Il nostro intento iniziale era quello di far scrivere e illustrare interamente il libro agli autori, ma discutendone con pièdimosca ci siamo resi conto di un problema sostanziale, e cioè: mentre il lavoro sui testi era stato supervisionato da me, che di testi mi occupo, nessun illustratore aveva supervisionato il lavoro sulle immagini. In poche parole, non c’era stato un ruolo corrispondente a quello di editor. Non volevamo tuttavia perdere del tutto la non indifferente mole di lavoro degli autori sulle immagini, così abbiamo pensato a una soluzione: affidare le illustrazioni alla bravissima Camilla Zaza, chiedendole di ispirarsi a quelle dei bambini. È possibile confrontare le due serie di immagini tramite un QR code inserito in fondo al libro.

 

¶  Da piccolo sognavi già di fare lo scrittore? A che età hai iniziato a scrivere?

Da piccolo sognavo di fare fumetti, ma non essendo molto bravo a disegnare, al contrario di quel che dicevano alcune voci di parte tra cui quella di mia madre, mi buttai sulla scrittura. Scrissi un racconto poliziesco ambientato negli anni Trenta in cui l’assassino veniva rintracciato tramite un identikit fatto al computer. Mio padre mi fece notare che negli anni Trenta non c’erano computer. Il racconto successivo lo scrissi a 17 anni, poi altri due o tre nello stesso periodo. In uno si rompevano contemporaneamente tutte le biciclette di Hiroshima. Poi nulla fino ai 24 anni o giù di lì. Da allora non ho più smesso.

 

¶  Hai mai vissuto la tua vita immaginando di vivere in un racconto?

Non si tratta di immaginare. Ognuno racconta a se stesso la propria vita, e della vita esiste solo il racconto.

 

 

Si parla di:

  • QUARANTA COSE INESISTENTI

    Camilla Zaza

    Camilla Zaza (Firenze, 1993) è illustratrice. Presto trapiantata a Milano, si definisce una milanese Doc con cuore toscano. Frequenta il Liceo Classico, si laurea in Illustrazione allo IED di Milano, dove vive…
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    Carlo Sperduti

    Carlo Sperduti è nato a Roma nel 1984 e vive a Perugia, dove fa il libraio. È autore di racconti, microfinzioni e romanzi per numerose case editrici e riviste indipendenti. Per pièdimosca…
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