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Visibilità | racconto di Carlo Sperduti

Questo racconto fa parte della raccolta inedita Esterni

 

L’uomo robusto, i pantaloni di tasche, di un verde di quelli che vanno al marrone, il giubbotto arancione con maniche assenti.

La gente lo vede, come il giubbotto assicura – altamente – per utilità lavorativa. Lo vedono affiancarsi a sinistra, seduti sul treno di spalle alla marcia, qualche attimo dopo la lenta partenza: rincorre carrozze barbuto e incolto, i capelli tirati all’indietro dal vento, tentacoli di polpo in un mare binario.

Ognuno è sicuro di vederlo soccombere nella sfida tra ferro e cosce e polpacci, tra ruote sopravvissute a invenzioni e millenni e peroni e rotule e tibie.

Lo vedono in fondo al convoglio svanire in corsa, poveramente rialzati da un’altra corsa vincente.

Lo vedono dai finestrini con spalle alla marcia e ne ricordano fino a Loreto lo sguardo neutro sul naso grosso: di chi si affretta senza fretta, rincorre senza scopo, insegue senza preda.

Lo ricordano – senza saperlo – fino alle prossime fermate e ripartenze, quando l’uomo compare ancora e affianca e corre e perde: Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova e costa: viaggiare non vederlo mai salire sapere che viaggia.

 

Carlo Sperduti