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Persistenza | racconto di Carlo Sperduti

Questo racconto fa parte della raccolta inedita Esterni

 

Giunto al bivio, che impone una scelta tra una recinzione di cresta e un tracciato meno palese, nel fitto dei faggi per Pizzo Fau, il camminatore si arresta in una valutazione, presto inibita da un impensato problema visivo.

Per una panoramica frustrata, si accorge che il paesaggio non subisce variazioni col procedere dello sguardo da destra a sinistra; neppure nell’infruttuoso viceversa da lettura occidentale.

Come fotografato sulle lenti degli occhiali, con mirabile messa a fuoco a così breve distanza, il bivio segue la testa, lenta o veloce che sia, a trecentosessanta gradi, tenacemente frontale a ogni tentativo d’inganno.

Perfino arretrando o avanzando, identico per dimensioni e proporzioni, il bivio si ribadisce con un fondo di ironia.

Liberandosi degli occhiali, il camminatore ne scorge l’invariata cornice attorno all’inquadratura. Dentro, caparbio, il bivio.

Logicamente la prossima mossa – non importa se fra un minuto o un’ora, un giorno o una settimana, poiché l’universo è paziente – sarà per il camminatore cavarsi gli occhi, ufficio al quale aste e terminali contribuiranno, nell’orrore tutto umano delle mani nude.

Stabilita l’inefficacia strategica dell’amputazione, non gli rimarrà che sanguinare, confermandosi spettatore del bivio da orbite vuote.

Il due si riproduce così narciso, onanista e beffardo, chiamando a testimone coatto della sua evidenza l’uno in cui risiede, che invade da parassita.

 Carlo Sperduti