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Lungimiranza | racconto di Carlo Sperduti

Questo racconto fa parte della raccolta inedita Esterni

 

Lo scoperchiamento del colle avviene. Se ne conoscono i dettagli: da Tarquinio il Superbo a oggi, passando per assedi e papi, avviene a 579 metri sopra il livello del mare, appena al di sotto delle prime mura.

È sempre di notte: una notte di tenebra fitta che isola il paese di poche luci e parole al centro di una distesa cieca. Rimane sospeso, a vicoli tesi.

Dal lago di Canterno arriva ordinata una caligine: si dispone attorno all’altura a bordarne l’opercolo. Lo solleva quel tanto che basta a introdursi discreta tra le pietre e la mucida minuta vegetazione. Con la stessa discrezione lo lascia ricadere, senza un suono che svegli. Solamente una scossa muta, di caduta improvvisa, immaginata nel sonno.

Fumone è a parte dell’opera, non la nega e non la ostenta. Sospetta nel colle una cavità di pignatta senza fondo. Si sveglia all’alba sapendosi strumento: contenitore.

Perfino i bambini, se un curioso da fuori s’informa del fatto, rispondono con una sentenza popolare – impavidi, a guardarli negli occhi, o precoci commedianti – che da sempre, lì, si fanno provviste per l’inferno.

 

Carlo Sperduti